mercoledì 29 ottobre 2008

UNIVERSITA’ L’Onda delle proteste? Una creatura mediatica ad uso politico...

Vi proponiamo questo articolo pubblicato su IlSussidiario.net martedì 28 ottobre 2008 scritto da Matteo Forte.

L’hanno chiamata Onda. Non si capisce se si riferiscono al movimento impulsivo e periodico che si studia in fisica o al movimento della superficie dei mari. Fatto sta che per Curzio Maltese, e gli altri promoter di Repubblica, la protesta in atto in alcuni atenei – ad opera di una esigua minoranza, eccetto che nelle università con bilanci dissestati (vedi i mille di Firenze, i 6mila di Pisa o i 7mila di Palermo) – è un’Onda che «comincia a ingrossarsi». «Non s'interessano di politica e neanche all'antipolitica» scrive il noto cronista a proposito di chi fa lezioni in piazza. Sono stanchi di essere paragonati ai sessantottini perché «occupazioni, slogan, cortei, tutta roba che puzza di vecchio». Il re-styling, però, non sembra funzionare tanto: “No alla privatizzazione”, “il governo uccide l’università pubblica”, “il sapere è gratuito”, “la vostra crisi non la pagheremo noi” si legge sugli striscioni appesi nei cortili e nelle facoltà. Ma questo non importa per Maltese e gli amici del gazzettino radical chic di De Benedetti: « E quindi vai con le trovate. Un giorno la lezione in piazza sfidando i capannelli, un altro il sit-in coi libri sulle linee del tram, un altro ancora i messaggi in bottiglia da distribuire ai passanti, poi la festa aperta a tutti (“un momento ludico ci vuole”). “Qualcuno ha un’altra idea?”. Sembra una riunione creativa di pubblicitari».

Ai disinteressati dimostranti piace sorprendere insomma. E poco importa se queste sorprese piacciono solo a loro e si trovano in quattro gatti perché, ha scritto Maltese, «riescono a far parlare di sé ogni giorno». Già. Chissà come fa qualche centinaio scarso su 60mila iscritti alla Statale di Milano a catturare l’attenzione dei media? Chissà come fanno i due o 300 sugli 86mila di Bologna? Poco importa se tra i capi della protesta c’è una «bella ragazza alta e mora, dal piglio lideristico» che risulta essere «la nipote dell'Armando Cossutta, il boss del Pci milanese, l'uomo di Mosca, il rifondatore del comunismo». O se tra i “rivoltosi” della facoltà di Scienze Politiche c’è il figlio di un noto gallerista e di una firma de L’Unità e de La Stampa.

Pare che tutto questo sia marginale. Forse in parte è vero. Non possiamo spiegare la risonanza mediatica che questi hanno solo con le loro parentele. C’è un’altra ragione. La spiega Edmondo Berselli in un editoriale di sabato scorso intitolato «Per un populismo della sinistra»: «Adesso occorre essere convincenti in profondità: non è sufficiente il cervello, la razionalità, la linearità dell´analisi. Ci vogliono anche il sangue, i polmoni, il cuore. Quel tanto di cattiveria che consente di parlare alla pancia della nostra società e di attaccare la destra sul suo stesso terreno e con realistiche possibilità di successo» (la Repubblica, 25 ottobre ’08). Probabilmente è per questo motivo che Antonio Di Pietro – il pubblico moralizzatore che può bacchettare tutti senza essere bacchettato – è intervenuto ieri pomeriggio durante un’assemblea in via Conservatorio: «Gli studenti possono oggi rappresentare validi argini, anzi una diga a questo straripare dittatoriale».

Pare, dunque, che tutto il bailamme su scuola e università sia riconducibile ad un regolamento di conti interno all’opposizione, al tentativo di una parte politica – boccheggiante ed esausta – di riprendere fiato. Resta solo una domanda: tutto ciò con l’università che c’azzecca? Non si sa. Non si sa nemmeno se l’Onda è fisica o marina, sismica o anomala. Ma sia in un caso che nell’altro è solo distruttiva. Una volta passata non rimane nulla.

Matteo Forte

UNIVERSITA’ Mille studenti chiedono di far lezione, 18 si oppongono. Il Preside chiude i corsi e vola in Messico. Non è forse una notizia?

Vi proponiamo questo articolo pubbliacato su "IlSussidiario.net" mercoledì 29 ottobre 2008: leggete e commentate.

Il Consiglio di Facoltà di Scienze Politiche di giovedì 23 ottobre non ha votato alcuna forma di sospensione della didattica come invece appare in alcuni quotidiani nazionali. Al contrario, docenti e rappresentanti degli studenti hanno votato all’unanimità una mozione che auspica che «si sensibilizzi maggiormente il corpo studentesco e l’opinione pubblica (...) per evitare che prevalga l’immagine degli atenei come campi di battaglia».

L’Università oggi è effettivamente aperta. Vi sono docenti che oggi faranno lezione, ricevimento studenti, esami. Tanti altri l’avrebbero voluto fare, ma non “osano” mettersi contro il volere del preside. Se non sarà possibile svolgere alcuna attività didattica è solo per una decisione presa unicamente dal preside, partito per il Messico, senza il parere del Consiglio di Facoltà, per prevenire, così ha detto, l’intervento violento e antidemocratico di pochi. I soliti pochi che hanno avuto spazio nei servizi delle ultime settimane. Perché? C’è forse un “doppio fine” nel far credere che la protesta stia montando?

Negli ultimi due giorni c’è stata una raccolta di firme a Scienze Politiche. Si tratta di una petizione contro qualunque forma di sospensione della didattica, nella speranza che i mezzi di informazione dicano ciò che sta accadendo veramente in università. Risultato: 1025 firme raccolte in due giorni. Ci chiediamo allora: perchè vale di più lo sparuto gruppo di chi vuole interrompere le lezioni? (Si tratta infatti di 18/20 studenti iscritti a questa facoltà: tutti gli altri vengono da fuori). C’è forse un “doppio fine” nel far credere che la protesta stia montando?

All’università chi ci pensa? Paradossalmente a fare le spese di questa situazione è proprio l’università. Chi vuole veramente lavorare a una riforma del sistema viene sistematicamente censurato.

(Lista aperta Obiettivo Studenti e Unicentro di Scienze Politiche, Milano)

La scure della Gelmini sulle scuole private

Il ministro Gelmini, nel famoso decreto di cui oggi tutti parlano, ha fatto diverse cose giuste ma una grossa l'ha fatta: sta tagliando anche i fondi (in realtà già scarsissimi) per le scuole paritarie. Pochi se ne erano accorti. E' molto grave.

Permetteteci di dire: mai deleghe in bianco. Eccovi l'articolo lucidissimo come sempre di Giorgio Vittadini su Il Riformista di ieri.

Una certa mitologia ideologica che sta alimentando lo sciopero del 30 e che viene ad arte replicata nelle manifestazioni degli studenti, afferma che i tagli alla scuola pubblica sono fatti per finanziare la scuola privata. Ma non è così. Nel “Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2009 e il bilancio pluriennale per il triennio 2009-2011” la voce complessiva riguardo l’istruzione è aumenta di 656milioni di euro: all’istruzione primaria andranno oltre 242milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di primo grado 228milioni di euro in più, all’istruzione secondaria di secondo grado 395milioni di euro in più. Invece, il capitolo di bilancio riguardo l’istituzione scolastica non statale passa dai 535milioni e 318mila euro del 2008 ai 401milioni e 924mila euro per le previsioni del 2009, ovvero 133milioni e 393mila euro in meno. Inoltre, la voce “istruzione non statale” prevede per il 2010 una cifra pari a 406milioni e 121mila euro e per il 2011 la cifra di 312milioni e 410mila euro.

C’è da precisare inoltre che la riduzione non riguarda le scuole medie e superiori, ma la scuola materna e la scuola elementare, livelli di scuola che hanno sempre ricevuto fondi statali. Sono scuole gestite da ordini religiosi o cooperative di famiglie, situate nei quartieri periferici e nei paesi a cui molte famiglie “del popolo”, spesso poco abbienti, mandano i figli perché sanno che vengono assicurati nello stesso tempo un’educazione ricca di ideali ed un alta qualità di insegnamento. Accolgono infatti ben 531.258 bambini su 1.652.689 della scuola dell’infanzia e 196.776 su 2.820.150 bambini della scuola primaria. Determinate è il loro contributo al buon livello qualitativo raggiunto dalla scuole materne ed elementari italiane, sancito dalle inchieste internazionali.

Tuttavia, alla faccia della parità giuridica sancita dal ministro Berlinguer, non solo non si mette in programma di garantire l’effettiva libertà delle famiglie di scegliere le scuole paritarie attraverso detrazioni e deduzioni fiscali, ma le si vuole affossare definitivamente attraverso questi tagli di fondi che costringeranno le scuole ad aumentare le rette aggravando ulteriormente la situazione delle famiglie o addirittura a chiudere.

La legge 133/08 impone di ridurre il debito pubblico nazionale senza ricorrere all’aumento della pressione fiscale, rispettando così gli accordi internazionali e quindi i tagli anche per il comparto dell’istruzione sono inevitabili. Tuttavia, ogni ministero può decidere liberamente come effettuare i tagli ed è quindi ancora possibile correggere questa scelta, tanto più che il taglio medio imposto dal Ministero del tesoro a ogni ministero è del 10%, mentre i tagli previsti per la scuola libera sono del 25-30%! Per questo 40 deputati della maggioranza hanno firmato un emendamento che propone di effettuare riduzioni di spesa del Ministero della pubblica istruzione in settori meno strategici. Sono pronti a votarlo anche molti deputati dell’opposizione, consci che si tratta di battaglia bipartisan di tante famiglie per la difesa della “biodiversità” della scuola italiana. Chi, sia nel mondo cattolico che in quello laico, si astiene dal prendere posizione, sia conscio di collaborare all’ulteriore desertificazione della scuola italiana, per il male di tutti.

Giorgio Vittadini

venerdì 24 ottobre 2008

Un altro articolo sull' educazione

Vi segnaliamo questo articolo scritto da Luigi Bacialli estratto da "Il Resto del Carlino". Leggete e commentate.


Sembra di essere tornati ai tempi della “fantasia al potere” invocata da Marcuse nel Sessantotto. Non che questa ennesima rivolta studentesca sia paragonabile a un maggio francese, perché basta guardarne i protagonisti e sentirne gli slogan per valutarne il rango. Ma certo la fantasia dei detrattori della riforma Gelmini ha il potere di procurare l’orticaria alle persone non faziose e di buon senso. Infatti è galoppante, sfrenata e le balle che partorisce colossali, come quella della morte prematura del “tempo pieno”, o quella del prossimo licenziamento di migliaia di insegnanti riassorbiti dalle Poste. Ma una bufala tira l’altra, l’importante è far salire la tensione. Come sempre, chi procede nella direzione del cambiamento in questo Paese viene subito impallinato. Ora lo sta imparando sulla propria pelle la determinata Mariastella, insultata, offesa e derisa in tutte le piazze d’Italia. EPPURE Renato Mannheimer ha snocciolato i risultati di sondaggi da cui risulta che più dell’80% degli italiani apprezza la reintroduzione dei voti nelle scuole elementari e medie, specie quello di condotta, validissimo deterrente contro i bulli. Sulla questione del maestro unico si supera la soglia del 60% di sì. Si è fatta molta ironia sul ritorno del grembiule, ma oltre il 70% degli interpellati è favorevole. Ergo, fatta eccezione per le riserve e le proteste di chi ha veramente a cuore il destino della scuola pubblica, è evidente che è in corso una campagna denigratoria di una minoranza specializzata nella demolizione dell’avversario. E il ministro ha compreso al volo con chi aveva a che fare: la stessa mentalità e gli stessi comportamenti che hanno portato alla rovina l’Alitalia. Non a caso il ministro Gelmini ha detto che l’università rischia di fare la stessa fine, gonfiata da logiche politiche e clientelari che oggi impongono, per sopravvivere, una cura dimagrante. Ma a quanto pare, come si è visto a Fiumicino quando hostess e piloti applaudirono di fronte alla prospettiva di perdere il posto di lavoro, questa è l’Italia dei Tafazzi, dove molti insegnanti e studenti pur di fare guerra alla Gelmini sono pronti a colpirsi ripetutamente con la mazza gli attributi

Di
LUIGI BACIALLI

UNIVERSITA' Scienze politiche: 9mila iscritti, 30 occupanti, 20 giornalisti: un esempio di protesta mediatica

Vi proponiamo questo articolo di Matteo Forte preso da IlSussidiario.net sullo sciopero nell' università di scienze politiche datato Venerdì 24 Ottobre

«Scienze Politiche: 9mila iscritti, 30 che occupano e 20 giornalisti». Così recitava un cartello appeso ieri da alcuni studenti milanesi di Scienze Politiche nel cortile di via Conservatorio – puntualmente strappato dai “rivoltosi”. La scena che si presentava agli occhi di chi giungeva nella sede distaccata della Statale di Milano era proprio questa: un manipolo di ragazzi accerchiato da inviati e cameraman. I titoli dei principali quotidiani nazionali, così come la loro versione online del pomeriggio precedente, annunciavano l’occupazione della facoltà di Scienze Politiche e l’interruzione delle lezioni. Eppure allo sprovveduto visitatore pareva che lo scoop fosse che i giornalisti non c’avessero azzeccato per niente. Le lezioni si sono svolte regolarmente. Nessuna è stata interrotta. Intorno alla trentina di persone, che nella mattinata di ieri bivaccava in mezzo al cortile di via Conservatorio, la vita procedeva tranquillamente. C’erano quasi più telecamere e fotografi che manifestanti. Del resto si era annunciata l’irruzione degli occupanti al Consiglio di facoltà delle ore 14.30. La sceneggiata è avvenuta. Il loro comunicato – tempestivamente riportato dal Corriere online – è stato letto. Subito dopo il Cdf è proseguito. Lì la maggioranza delle rappresentanze studentesche ha preso posizione contro i tentativi di blocco della didattica. In effetti un episodio di questo genere è accaduto nel tardo pomeriggio di mercoledì 22 ottobre, quando un corteo di esterni ha decretato arbitrariamente la sospensione della lezione del professor Giorgio Barba Navaretti in aula 10. Che la gran parte dei manifestanti fosse estranea alla facoltà appariva chiaro dal fatto che nessuno sapeva dove dirigersi per cercare le aule. «È un’azione violenta» ha urlato Barba Navaretti ai manifestanti. A esprimergli pubblicamente solidarietà in Consiglio di facoltà ci ha pensato il professor Graglia, quello che è finito su tutti i giornali per aver improvvisato una lezione in piazza Duomo contro i tagli previsti dalla finanziaria.
La récréation (come la definì De Gaulle) di questi improbabili barricaderos continua, ormai, da una settimana. Più sui media che nella realtà. Da questo punto di vista Scienze Politiche non è stata da meno. Anche all’Accademia di Brera è toccata la stessa sorte. All’assemblea di martedì 21 ottobre, indetta dai collettivi accademici, i partecipanti – su circa 4mila iscritti – non superavano la sessantina di persone. Il Sit-in avvenuto negli uffici del direttore e la seguente occupazione non sono durati più di mezz’ora. Terminate le foto di rito per i quotidiani del giorno dopo, i dimostranti sono stati accompagnati all’uscita. La vita in questi giorni prosegue regolarmente. Nonostante il sito di Repubblica. Non stupirebbe se nei prossimi giorni i navigatori della rete potessero anche votare chi mandare a casa tra gli occupanti. Proprio come in un vero reality show.



(Matteo Forte)

lunedì 20 ottobre 2008

SCIOPERO SCUOLA DEL 30 OTTOBRE Ragioni per non aderire, ragioni per costruire

Vi proponiamo questo volantino, che vuole dare un giudizio riguardo sciopero del 30 Ottobre, firmato da:

Associazione Culturale “Il Rischio Educativo”
DIESSE (Didattica e Innovazione Scolastica)
DiSAL (Dirigenti Scuole Autonome e Libere)
FOE (Federazione Opere Educative)

Il sistema scolastico italiano ha, da tempo, urgente bisogno di essere riformato: siamo ai primi posti, tra i Paesi dell’Ocse, come spesa per l’istruzione ma ciò non incide sulla qualità. Il numero di ore di lezione degli alunni supera del 20% la media dei paesi Ocse, ma ai primi posti per la qualità dell’apprendimento vi sono Paesi dove si sta a scuola molto meno. Per questo chiediamo anche all’attuale Governo, come sempre abbiamo fatto, di abbandonare una politica centralistica, perseguita con l’accanimento delle normative, che pretendono di determinare ogni singolo aspetto della vita scolastica.

Per rispondere alla emergenza educativa è indispensabile tenere conto della domanda di istruzione e di educazione che proviene dai giovani di oggi e completare il percorso verso un assetto pienamente libero e pluralistico. Per questo è prioritario dare attuazione all’autonomia costituzionale prevista per le scuole, assicurando alle stesse veri organi di governo e risorse dirette. Gli altri cambiamenti verranno come diretta conseguenza: drastica riduzione di norme; livelli essenziali di apprendimento; carriere per i professionisti della scuola con effettivo riconoscimento del merito e delle prestazioni; dirigenza scolastica messa in grado di rispondere dei risultati; moderno sistema di valutazione che aiuti le scuole a migliorare.

Una prospettiva di così ampio respiro necessita di tempi lunghi e non può essere assicurata da una singola fase di revisione degli ordinamenti o della normativa in uso. Occorre piuttosto un impegno costante per il bene comune da parte di tutte le forze sociali e politiche autenticamente riformiste. Per questo è necessario che anche i sindacati, anziché condurre battaglie di retroguardia dannose per tutti, tornino ad impegnarsi per il bene comune. Gli slogan lanciati in questi giorni e irresponsabilmente depositati sulle bocche degli studenti spinti in piazza a manifestare contro chi oggi è chiamato a governare, appaiono invece strumentali e ridicoli, tanto più perché gridati in difesa di una scuola italiana di cui tutti, in questi anni, si sono lamentati.

Le misure prese dall’attuale Governo in realtà, non si scostano, nei principi ed in molte proposte, da quelle suggerite dal Quaderno Bianco dei ministri Padoa-Schioppa e Fioroni, nella prospettiva del vincolo di pareggio entro il 2011 richiesto all’Italia dall’Unione europea. La razionalizzazione di spesa all’interno di un sistema tanto elefantiaco quanto improduttivo è urgente e indispensabile. I provvedimenti approvati a favore di interventi per l'edilizia scolastica e la messa in sicurezza degli istituti ne costituiscono un primo significativo segnale.

Non aderiamo allo sciopero del 30 ottobre perché non ne condividiamo le motivazioni. Non possiamo accettare le posizioni corporative di un certo sindacalismo che, guidato in particolare dalla CGIL, continua ad opporsi, per ragioni di mero potere, a qualsiasi serio tentativo di cambiamento del sistema di istruzione nazionale. L’istruzione è un bene di tutti: per questo è indispensabile che ogni seria riforma si costruisca attraverso il dialogo con le componenti reali della scuola che si esprimono anche nelle loro forme associative.

venerdì 17 ottobre 2008

La proposta dell' Angelus...

Aderendo alla proposta di recitare l’ Angelus la mattina prima dell’inizio dell’attività scolastica, che mi è stata fatta da parte dei più grandi della Compagnia, ho aderito con piacere e sono contento di comunicarvi che da questa mattina nell’ aula magna del Liceo Scientifico B. Rosetti, abbiamo iniziato a recitare l’Angelus. Siamo all’ inizio pochi ma buoni… e pian piano aumenteremo…